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Il Karate

Il Karate è un’ arte marziale, che nasce nei primi anni del 1900 in Giappone, ma affonda le sue origini fuori dal Paese del Sol Levante. In origine questa antica disciplina era tramandata da secoli da maestro a maestro con l’intento di insegnare, attraverso una complessa metodologia di allenamento e condizionamento una raffinata arte di combattimento corpo a corpo. Oggi è una delle arti marziali più diffuse, un sistema di difesa personale molto valido e anche una pratica sportiva altamente allenante e dagli elevati contenuti educativi e formativi.

 

Cenni storici

1937_shuri_practice2Il Karate nasce, approssimativamente nel VII secolo, a Okinawa, un’isola dell’arcipelago Ryukyu, a sud del Giappone. E’ sostanzialmente una forma di combattimento a mani nude e in origine il nome KU TE, TO DE o KARA TE a seconda della pronuncia, significava ‘lotta cinese’ o ‘mano cinese’.

Presumibilmente, si deve infatti alla vicinanza con la Cina e ai conseguenti scambi culturali e commerciali la nascita di questa arte che aveva avuto origine nei templi Shaolin e veniva praticata dai monaci come esercizio fisico e spirituale. Fu solo più tardi, quando nei primi anni del XX secolo venne introdotto in Giappone da alcuni maestri Okinawensi, che il nome cambiò significato. Per allinearsi infatti alla mentalità militare, nazionalistica e anticinese della classe dirigente di quel periodo, fu modificato il carattere KU con KARA che, pur pronunciandosi in giapponese allo stesso modo, assume il significato di ‘VUOTO’. Ecco che quindi KARA TE, letteralmente ‘MANO VUOTA’, indica non solo che il praticante non usa armi, ma anche la ricerca dell’astrazione e del vuoto interiore, che rappresenta la base della dottrina Buddista e della filosofia ZEN la quale persegue il distacco, l’emancipazione spirituale e l’interiorizzazione. I principali artefici della divulgazione del Karate furono tre grandi maestri che si insediarono in Giappone tra il 1923 e il 1930:

GICHIN FUNAKOSHI, KENWA MABUNI e CHOJUN MIYAGI.

Gichin Funakoshi fece molte visite in Giappone tra il 1915 e il 1923 per diffondere il Karate e, esortato da molti proseliti e dal Prof. JIGORO KANO (il fondatore del JUDO), si decise a trasferirvisi in maniera definitiva restando a Tokyo per occuparsi personalmente dello sviluppo del suo metodo, chiamato SHOTOKAN, appena introdotto nell’ambiente delle arti marziali (BUDO) giapponesi. Si attribuisce a lui il merito di aver coniato il termine KARATE con il significato di “Mano Vuota”

 

mabuni[1]Nel 1926, visto il crescente successo del Karate, Kenwa Mabuni si reca in Giappone deciso a diffondervi la sua scuola, lo SHITO RYU. Egli si fermerà a Osaka, che ancora oggi è il centro dello Shito Ryu in Giappone.

 

 

 

Miyagi%20Chojun[1]Chojun Miyagi, nel 1930,
si trasferisce anch’esso
nel sud del Giappone
per diffondervi il GO JU RYU.

 

 

 

 

 

 

SONO QUESTI I TRE PRINCIPALI STILI ORIGINARI DI OKINAWA CHE ANCORA OGGI VENGONO PRATICATI IN TUTTO IL MONDO

Hotsuka

HIRONORI OHTSUKA, già caposcuola di una antica arte del BUDO Giapponese, lo SHINDO YOSHIN RYU JU JUTSU, interessato e affascinato da questa nuova disciplina portata dai mestri Okinawensi, praticò il Karate nella scuola del maestro Funakoshi fino a diventarne il suo assistente istruttore. Ohtsuka, essendo oltretutto un abile fisioterapista con conoscenza e cultura del corpo umano e ritenendo non idonee alcune posture e dinamiche decide, dopo molti anni di studio del karate di Okinawa, di fondare una sua scuola che chiamerà WA DO RYU ( via della pace o dell’armonia).

E’ questo il primo stile di Karate di matrice Giapponese. IL WA DO RYU

il Karate divulgato dai maestri di Okinawa, originariamente, era concentrato esclusivamente nei KATA. I Kata consistevano in un’insieme di tecniche di attacchi e parate e furono ideati per tramandare la sapienza e l’essenza del combattimento a mani nude che era all’origine del Karate stesso. Spesso però, i Kata erano fuorvianti, nel senso che venivano insegnati volutamente con dei significati che si distanziavano dalla applicazione pratica per non dare modo a chicchessia di impadronirsi del sapere e di quelli che erano considerati segreti destinati a pochi eletti. Ohtsuka pensava che in questo modo lo spirito del BUDO che era raccolto su sistemi di difesa e attacco, si stesse smarrendo. Il suo pensiero dettava il bisogno di un Karate più efficace e diretto.

Fu così che, combinando i movimenti fluidi e dinamici propri del JU JUTSU (l’arte della cedevolezza) con l’efficacia innovativa del Karate e applicando lo studio delle arti marziali e del corpo umano che contraddistinsero la vita del Maestro, nasce ufficialmente nel 1934 il WA DO RYU, riconosciuto ufficialmente dalle istituzioni Giapponesi come uno stile indipendente.

L’aspetto peculiare di questo metodo sta nell’uso degli spostamenti e nello sfruttamento del peso del corpo dell’avversario per neutralizzare ogni tipo di attacco.

E’ esso considerato uno stile moderno e concreto che annovera nelle sue fila alcuni dei più forti combattenti e atleti del panorama sportivo mondiale oltre che, ad opera dei numerosi Maestri inviati in tutto il mondo a diffondere il metodo, uno degli stili più diffusi in assoluto. Il Wa Do Ryu attuale, seguendo gli insegnamenti del Soke e attraverso l’opera del figlio Ohtsuka II°, e oggi di Ohtsuka III°, continua nella ricerca sviluppando e approfondendo il patrimonio marziale del Ju Jutsu e delle altre arti Marziali del Budo giapponese come il Ken Jutsu e l’Aiki Jutsu.

Anche se con il passare del tempo il Karate è divenuto una disciplina sportiva, le origini di questa disciplina affondano le proprie radici nel combattimento per la sopravvivenza.

A prescindere dall’origine storica, avvenuta lontano dal Giappone, esso si colloca infatti nel novero delle arti del BUDO.

Il Budo, l’insieme delle discipline preaticate dai guerrieri feudali Giapponesi, era un modo di vivere imperniato sulla pratica di alcune tecniche di combattimento e orientato alla ricerca della perfezione.

Lo scopo primario del karate era infatti cioè quello di difendersi da attacchi mettendo fuori combattimento l’avversario con un solo colpo. Per ottenere ciò era indispensabile la conoscenza dei punti vitali, la precisione e la giusta concentrazione di forza nei colpi.

Il Karate è quindi una tecnica di combattimento a mano nuda mediante la quale si cerca di ottenere la massima efficacia possibile, che tuttavia non può essere raggiunta con un esercizio che sia solo fisico. Se si ricerca la massima efficacia, inevitabilmente si penetra nella sfera psichica. Le condizioni di vita ai giorni nostri sono certamente mutate, ma il Karate ha senso solo in relazione con lo sviluppo della persona nella sua totalità. E’ per questo che tutt’oggi, anche se gli scopi non sono più quelli di un tempo, esso è considerato, nella sua accezione tradizionalistica, un esercizio di psicomotricità ai più alti livelli tra le pratiche a corpo libero oltre che una delle discipline più praticate nel mondo. Lo stile di riferimento praticato nella nostra scuola è il WADORYU, letteralmente “scuola della via dell’Armonia” uno stile contraddistinto dalla fluidità dei movimenti e dall’uso sapiente degli spostamenti, influenze dei concetti fondamentali del ju jutsu, l’antica arte dei Samurai. E’ consigliato a chiunque desideri, attraverso una pratica costante volta a perfezionare la tecnica, acquisire il controllo completo del proprio corpo e dei propri mezzi.

Nella sua forma denominata GOSHIN DO (o GOSHIN JUTSU), il karate è la quint’essenza della difesa personale. La parola goshin è composta da ‘GO’, tradotto come proteggere o difendere e ‘SHIN’, tradotto come corpo, sé stesso, uomo, mentre ‘DO’, indica la ‘VIA’ (JUTSU significa arte, tecnica).

E’ la forma concreta ed essenziale del Karate inteso come metodo di combattimento totale in cui si impara a controllare e neutralizzare un attacco di un aggressore e ad eseguire la tecnica più appropriata con la massima potenza nel lasso di tempo più breve.

Oltre le tecniche di parata e di percossa e il modo appropriato di muoversi, si studiano i metodi di presa, leva, proiezione e immobilizzazione. E’ necessario inoltre la conoscenza dell’ anatomia del corpo umano e dei vari punti sensibili e vitali, eredità della medicina orientale, che permettono anche a persone non particolarmente dotate fisicamente di poter prevalere contro avversari più forti e prestanti.

La pratica e l’allenamento trasformano le varie parti del corpo in armi che possono consentire la supremazia in un combattimento. Quando l’obbiettivo principale è la neutralizzazione del nostro avversario, si ricorrerà infatti ad ogni possibile parte del corpo con cui si renda necessario colpire il nostro aggressore.

Si parla di aggressore perché, per quanto nel Karate siano previste tecniche per attaccare, non rientra nello spirito e nella filosofia del Karateka colpire per primo ma solo se aggredito.

E’ questo un programma che, anche considerando le differenti doti fisiche, tecniche e di determinazione di ogni individuo, implica necessariamente una pratica costante nel tempo che servirà a stimare la propria zona di influenza, il concetto di distanza e tempo, l’uso degli spostamenti e soprattutto il controllo, tutti punti fondamentali nello studio della difesa personale.

Il KARATE e il JU JITSU, come tutte le Arti Marziali, nacquero a loro tempo per far fronte ad alcune necessità specifiche. Quelle necessità possono essere soddisfatte attraverso diversi mezzi, da cui la varietà e la ricchezza di stili o sistemi che apparentemente condividono gli stessi obiettivi. I risultati dipendono dalle esigenze delle diverse necessità o dai differenti contesti in cui nasce e si sviluppa un sistema. Così la necessità di autoprotezione, combattimento, competizione sportiva, condizione fisica o equilibrio corpo-mente, per citarne alcune, hanno permesso la creazione e il perfezionamento dei sistemi di combattimento. Anche qui, così come accade in altri ambiti culturali, ci sono persone che si dedicano a studiarli, a diffonderli e a preservarli così come li hanno ricevuti, mentre altri optano per analizzarli tornando alle necessità originarie, e cercano di migliorarli adeguandoli ai nuovi contesti e alle nuove conoscenze. Entrambe le opzioni possono essere altrettanto corrette e necessarie, purchè si realizzino con serietà ed onestà.

Noi personalmente pensiamo che quelle arti che non cambiano evolvendosi nel tempo sono arti morte. Rimangono modelli di folklore e ripetizione sterile di movimenti, i quali hanno effetti molto limitati nel moderno combattimento. L’efficacia degli originari metodi del Karate di Okinawa possono essere sfruttati per tutto il loro devastante potenziale se saranno liberati dalle rigide interpretazioni che hanno congelato l’arte nel tempo. L’arte non può ridursi in combinazioni specifiche di movimenti e sistemi definiti di forme che spesso vengono ripetute senza saperne cogliere l’essenza, ma piuttosto in concetti, metodi e principi che opportunamente tradotti possono essere usati in un combattimento a pieno contatto e in differenti scenari e casi abituali di violenza fisica. Come i grandi Maestri del passato cercavano oltre i loro stili e i loro insegnanti, la nostra intenzione è proseguire nella ricerca dei più efficienti metodi applicabili al moderno combattimento, sia esso manifestazione sportiva o combattimento reale senza regole. Mantenendo il più grande rispetto verso tutti i Maestri, del passato e del presente, l’idea è continuare sulla via della ricerca basandoci sull’enorme patrimonio che essi ci hanno lasciato e continuano a lasciarci, procedendo con profonda umiltà sui sentieri che hanno solcato per noi. Pensiamo che questa “Via” sia più tradizionale di molti “stili Tradizionali”. Mettendo in un contesto moderno antiche conoscenze e applicandole attraverso lo studio dei fondamentali, possiamo adattarle a specifiche situazioni dei giorni nostri. Questo concetto rappresenta la naturale evoluzione delle tecniche basate sullo spirito del combattimento degli antichi stili di Okinawa e di tutte le Arti Marziali dell’arcipelago. In conclusione, si possono praticare le Arti Marziali per diverse ragioni, che si sia più interessati alla genealogia piuttosto che ai metodi di combattimento reale, c’è chi lo fa per raggiungere risultati in ambito agonistico, chi per raggiungere un equilibrio personale, chi per imparare a difendersi…in ogni caso è importante l’onestà con cui si porta avanti il proprio pensiero. Noi seguiamo la via per diventare uomini migliori attraverso la filosofia delle arti marziali e per diventare veri guerrieri soprattutto nello spirito, crescendo e imparando attraverso la dura esperienza dell’ addestramento Marziale il cui fine ultimo è prepararci al combattimento reale. E il primo nemico da sconfiggere siamo noi stessi!

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Alessandro Presotto

Alessandro Presotto, nato il 23 Ottobre 1968, inizia a praticare Karate all’età di 10 anni...

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Durata: 1 ora